Esistono diverse tipologie di dieta chetogenica, accomunate dalla ridotta o nulla presenza di carboidrati. Orientarsi nella grande varietà delle alimentazioni cheto può essere complicato, per questo è bene conoscerne le caratteristiche ma soprattutto farsi sempre seguire da un nutrizionista.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la dieta chetogenica non è un monolite immutabile ma un regime alimentare che può assumere diverse forme, pur mantenendo inalterati i suoi principi base. Basta fare un giro sul web, infatti, per rendersi conto che esistono diversi tipi di dieta chetogenica, che hanno in comune un solo punto cardine: l’eliminazione (totale o quasi) dei carboidrati. Per il resto, le differenze possono essere anche molto marcate. Orientarsi in questa selva di alimentazioni chetogeniche, quindi, può diventare complicato e condurre a dubbi amletici: quale sarà quella più adatta a me? La risposta certa e definitiva può arrivare solo da un nutrizionista esperto in materia, a cui è sempre bene rivolgersi prima di iniziare un percorso chetogenico. Conoscere qualche informazione in più sulle varie tipologie di chetogenica, però, può essere d’aiuto per acquisire maggiore consapevolezza.

Perché i carboidrati fanno ingrassare?

Le principali tipologie di dieta chetogenica

Ecco un elenco delle principali tipologie di chetogenica, con un breve spiegazione delle rispettive caratteristiche.

Strict ketogenic diet. Negli Stati Uniti, viene indicato con questa espressione il protocollo chetogenico utilizzato per il trattamento dei pazienti con epilessia, al fine di ridurre e rendere meglio gestibili le crisi a cui vanno incontro. Vista la sua finalità terapeutica, la ketogenic diet prevede un calcolo meticoloso dei nutrienti (più che delle calorie) che si introducono, giustificato proprio dalle finalità terapeutiche.

Ketodiet. È la forma di chetogenica più equilibrata e sostenibile, perché non impone di soppesare in modo puntiglioso ciò che si assume (fatta eccezione per il quantitativo di carboidrati, che deve essere tenuto sempre sotto controllo). Il fulcro di questo regime alimentare, invece, sta tutto nel portare a termine un faticoso ma fondamentale lavoro finalizzato a reimpostare il senso di fame e quello di sazietà. Sono loro, infatti, i veri responsabili della riuscita o del fallimento di una dieta.

Lazy keto o dirty keto. Anche in questa tipologia di chetogenica non si contano nutrienti e calorie. Proprio perché sporca o pigra, però, viene seguita facendo massiccio ricorso a prodotti keto, che sono estremamente lavorati, perché industriali. Questo significa che non si riescono a reimpostare davvero le proprie abitudini alimentari ma si rimane schiavi degli alimenti raffinati, seppur senza zuccheri. E questo solitamente porta a perdere peso nel breve termine ma a non riuscire a mantenere i risultati sul lungo periodo.

Very low calory ketogenic diet. L’ampio ricorso ai prodotti keto è tipico anche di questo approccio molto restrittivo, che abbatte l’introito calorico. Vale il discorso fatto in precedenza: la mancata modifica delle abitudini alimentari comporta buoni risultati nel breve periodo ma pessimi nel lungo periodo.

Chetogenica ciclica. Nel corso della settimana, prevede l’alternanza di periodi senza carboidrati (cinque o sei giorni consecutivi) interrotti da periodi in cui i carbo vengono reintrodotti (uno o due giorni). Quindi si entra e si esce continuamente dalla chetosi. Utili per sportivi che devono rimanere in una determinata soglia di peso e che sanno controllare la propria alimentazione, è poco efficace per combattere sovrappeso ed obesità, perché impedisce di liberarsi davvero dalla dipendenza da zuccheri. Molti, infatti, nei giorni di reintroduzione dei carboidrati, tendono ad esagerare, sentendosi giustificati.

Chetogenica vegetariana. Seguire una dieta chetogenica se si è vegetariani è molto difficile, anche se non impossibile. Oltre ai carboidrati, infatti, vengono a mancare anche carne e pesce. Di conseguenza, verdure a parte, rimangono pochi alimenti a cui affidarsi, come uova, formaggi, burro, olio. In questo modo, la dieta chetogenica diventa particolarmente restrittiva e meno sostenibile.

Chetogenica ad alte proteine. Nel protocollo chetogenico classico, l’abbassamento drastico dei carboidrati viene compensato da un alto consumo di grassi, mentre le proteine rimangono stabili (intorno al 20% dell’introito calorico complessivo). Nella variante proteica della chetogenica, invece, questa quota viene fatta salire. Lo scopo generalmente è quello di favorire l’incremento della massa muscolare.

La dieta come terapia

Quale dieta chetogenica scegliere?

Come già anticipato, la scelta sulla tipologia di dieta chetogenica più adatta al singolo paziente spetta al nutrizionista. Affidarsi ad una oppure ad un’altra solo sulla base di un sentito dire, dell’esperienza di un amico o delle proprie sensazioni è sbagliato. Di certo, però, anche nel momento in cui ci si fa guidare in questa scelta, bisogna aver ben chiaro in testa il perché la si sta facendo. Qual è il traguardo finale a cui dovrebbe condurre un’alimentazione cheto? La perdita di peso, infatti, è solo un effetto, non il vero obiettivo. Il fine ultimo è ristrutturare il proprio rapporto con il cibo, che significa reimpostare il corretto equilibrio tra fame e sazietà, acquisire buone abitudini alimentari, imparare a fare la spesa. Solo compiendo questa maturazione si può avere la certezza di trasformare in acquisizioni definitive quelli che potrebbero essere altrimenti solo risultati passeggeri.

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