La fame nervosa non nasce da un reale bisogno di nutrirsi ma da una spinta emotiva, frutto di stress, preoccupazione, noia, stanchezza, dispiacere. Questa tipologia di fame si manifesta attraverso sintomi precisi. Riconoscere la fame emotiva è il primo passo per imparare a contrastarla, magari sposando una dieta low carb o chetogenica.

Un’improvvisa voglia di dolce che colpisce appena si rientra a casa dopo una stressante giornata di lavoro. Un’irresistibile bisogno di pizza che sale durante un pomeriggio passato pigramente a casa. Un incontrollabile desiderio di assaggiare un biscotto che si trasforma nell’impulso inarrestabile a finire tutto il pacco. C’è un filo rosso, un concetto unico, che unisce questi tre comportamenti. Si chiama fame emotiva, detta anche fame nervosa. Ed è un nemico subdolo e implacabile per chiunque voglia mantenersi in forma o addirittura mettersi a dieta. Spesso sottovalutata, la fame nervosa può infatti avere un impatto davvero significativo sullo stile di vita e sulla salute generale. Riconoscerne i sintomi ed identificarne le cause sono i primi passi necessari per adottare strategie alimentari di contrasto mirate ed efficaci.

A cosa è dovuta la fame nervosa

Partire dalla definizione di fame nervosa può essere utile per cominciare a inquadrare correttamente il problema. In linea generale, si può identificare la fame nervosa come un impulso a mangiare che nasce da stimoli emotivi. Questo rende subito chiara la differenza con la fame propriamente detta, che scaturisce invece dal fisiologico bisogno di nutrirsi. Ed infatti, a fenomeni diversi devono corrispondere atteggiamenti diversi. Nel caso della fame nutrizionale, bisogna mangiare. Nel caso della fame emotiva, bisogna evitare di farlo.

I sentimenti che possono provocare fame nervosa sono molti, ma di solito sempre negativi: ansia, stress, noia, preoccupazione. Tutti stati d’animo che è normale sperimentare. Ed è anche normale, entro certi limiti, provare a calmarli ricorrendo al cibo. Ciò che invece non può essere considerato normale è farsene dominare, fino al punto da perdere il controllo sulla propria alimentazione e sul proprio peso.

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I segnali che permettono di riconoscere la fame nervosa

Ma come si riconosce la fame nervosa. Ci sono alcuni segnali piuttosto eloquenti. In primo luogo, a differenza di quella nutrizionale, la fame emotiva è improvvisa, urgente e molto intensa, tanto da risultare  travolgente. Inoltre, non è accompagnata da altri sintomi generalmente collegati alla fame, cioè la classica sensazione di buco allo stomaco o il mal di testa.

La fame emotiva, poi, non è una fame “generica”, che può essere saziata con qualsiasi alimento, ma si concretizza nel desiderio di cibi specifici. Quali? Soprattutto quelli ricchi di carboidrati (e più precisamente di zuccheri), perché hanno un effetto euforizzante (seppur di breve durata). Ecco perché il tema della fame nervosa è strettamente correlato con quello della dipendenza da zuccheri raffinati. I veri protagonisti di questa tipologia di fame, quindi, sono i cosiddetti comfort food, cioè i cibi rifugio, associati a contesti familiari e a ricordi piacevoli. Il problema è che proprio alimenti di questo tipo portano a perdere i freni inibitori e a consumare porzioni eccessive, ben oltre il punto di sazietà. La fame emotiva può anche scatenare episodi in cui ci si ritrova a mangiare in modo automatico, quasi in trance. Una conseguenza abbastanza logica, se si pensa che nella fame emotiva l’obiettivo non è soddisfare il corpo ma la mente.

Altro tratto distintivo della fame nervosa è il mix di sentimenti negativi che si scatenano dopo l’abbuffata. Non solo, infatti, non ci si sente appagati, ma si precipita in una profonda insoddisfazione, associata a sensi di colpa.

Come combattere la fame nervosa: i possibili rimedi

Affrontare la fame emotiva richiede un approccio radicale. Per questa ragione, le diete low carb (compresa la dieta chetogenica) possono giocare un ruolo cruciale in questo processo, rivoluzionando profondamente abitudini alimentari errate ma consolidate. Infatti, riducendo i carboidrati (fino quasi ad azzerarli) si vanno a spezzare alla radice quei meccanismi fisiologici che sono alla base della fame nervosa, come i picchi glicemici e l’aumento della produzione di insulina. Nona caso, uno dei principali risultati di una dieta a basso apporto di carboidrati è proprio la diminuzione della fame, favorita anche dal maggior consumo di grassi.

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