Sconfiggere l’obesità con la giusta dieta è una missione difficile ma non impossibile. Non tutti i regimi alimentari, però, si adattano all’esigenze di una persona obesa, magari in modo grave. In questo caso, infatti, è necessario tenere conto della presenza di possibili patologie, correlate proprio all’eccesso di peso. Inoltre, nella maggior parte dei casi, dietro all’obesità non si nasconde una semplice mancanza di volontà ma una vera e propria forma di dipendenza dal cibo.

Le ragioni che spingono una persona a mettersi a dieta sono diverse e hanno a che fare o con l’estetica o con la salute (o, meglio ancora, con entrambe). In molti casi, per fortuna, si tratta di perdere pochi chilogrammi, per vedersi e sentirsi meglio. Ci sono delle circostanze, però, in cui cambiare il proprio regime alimentare non è più una scelta che si può prendere a cuor leggero ma uno sforzo che si deve provare a fare per il proprio bene. Una decisione vitale. È il caso di tutti coloro che soffrono di obesità, magari in forma grave. Per un obeso, infatti, il peso in eccesso non è solo un problema di taglie dei vestiti o di prova costume ma un nemico che mina alle fondamenta il benessere psicofisico, perché si porta dietro una lunga lista di gravi patologie correlate, soprattutto a livello cardiovascolare. La dieta, quindi, è per gli obesi una vera terapia. Ma non tutte le diete si rivelano efficaci nel trattare l’obesità.

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A dieta contro l’obesità, come scegliere il regime alimentare giusto

La scelta del regime alimentare da seguire per perdere peso è sempre una questione delicata. Lo è ancora di più per chi soffre di obesità, perché probabilmente ha alle spalle una lunga storia di diete fallite e di peso perso e poi recuperato. E l’errore più grande che può compiere un nutrizionista davanti ad un paziente obeso è considerare i passati fallimenti come espressione di una scarsa forza di volontà. La prima cosa da chiedersi, invece, è se per caso non fossero sbagliate le diete a cui quella persona è stata sottoposta.

È frequente, ad esempio, che ad un obeso grave venga proposta una dieta ipocalorica, cioè un regime alimentare molto restrittivo. Gli si chiede si pesare ogni cosa che mangia, di tagliare drasticamente le calorie che consuma, di rinunciare simultaneamente a tutti i cibi che ama di più. Nel breve periodo questo approccio può anche dare buoni frutti e portare a significative perdite di peso. La letteratura scientifica, però, è piena di esperienza di diete restrittive che si sono mostrate fallimentari sulla lunga distanza, riportando chi le segue esattamente al punto di partenza, o addirittura con qualche chilogrammo in più sulla bilancia. Le ragioni sono molte. In linea generale, però, si può affermare che il corpo, costretto a subire un lungo tempo una situazione di carestia, nel momento in cui torna ad avere sufficiente quantità di nutrimento, reagisce creando dei depositi, delle scorte, per essere pronto a fronteggiare nuove ristrettezze. E poi questi approcci estremamente punitivi non tengono in adeguato conto il ruolo della mente nel processo di dimagrimento. Se l’umore e le energie vengono fiaccate per un lungo periodo, la testa ha meno capacità di resistenza, cede prima. Ed un eventuale dipendenza da cibo viene acuita invece che alleviata.

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Perché la dieta chetogenica può aiutare le persone obese: tutti i benefici

Il discorso, invece, cambia molto se si parla di dieta chetogenica, che è davvero un’ottima soluzione per sconfiggere l’obesità. La risposta è netta e sicura: sì. Questo regime alimentare, infatti, ha tutte le caratteristiche in regola per supportare le persone obese nel percorso di dimagrimento, perché è pratica, efficace e sostenibile. L’importante, però, è non intraprenderlo da autodidatti ma farsi seguire da un professionista.

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Tra l’altro, il legame tra dieta chetogenica e lotta all’obesità ha una dimensione storica e non è un “invenzione” di tempi recenti. Anzi, si potrebbe facilmente sostenere che l’alimentazione keto è nata proprio in un’ottica antiobesità. Infatti, il primo a parlare di regime alimentare chetogenico fu William Bating, imprenditore britannico della prima metà del 1800, fin da giovane in lotta con un peso eccessivo. Stanco di saltare da una dieta e l’altra, senza risultati significativi, Banting, in accordo con il suo medico personale, decise di iniziare un regime alimentare insolito, con molti grassi e pochissimi carboidrati. A dispetto di ogni scetticismo, i risultati furono sorprendenti e quella dieta iniziata quasi per caso divenne un libro: Letter on Corpulence, adressed to the public (1863). L’iniziativa di Banting e del suo medico fu poi ripresa, oltre un secolo dopo, dal Dottor Atkins, cardiologo statunitense, ideatore dell’omonima dieta Atkins. Infine, in anni più recenti, il lavoro di Atking fu approfondito dal Dr. Eric Westman e dal Dr. Yancy, sfociando nella keto diet.

Se il legame tra chetogenica e obesità è così risalente e ha resistito allo scorrere dei secoli, evidentemente è radicato in precisi elementi scientifici, che è bene conoscere. Detto in altri termini: quali sono gli effetti benefici che la keto diet produce e che la rendono ottima per supportare le persone obese nel percorso di dimagrimento? Se ne possono evidenziare essenzialmente tre: riduzione del senso di fame, consumo delle riserve di grasso (preservando la massa magra), stabilizzazione dei parametri cardiaci e metabolici.

Partiamo dal primo: la keto diet riduce il senso di fame, che è responsabile della maggior parte delle frustrazioni di chi non riesce a stare a dieta. La sensazione di aver bisogno di cibo, infatti, è prodotta essenzialmente dai carboidrati, che generano una fortissima dipendenza. Azzerando i carboidrati, quindi, si spegne anche la fame o quantomeno la si rende molto più controllabile.

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Il secondo vantaggio della dieta chetogenica per chi soffre di obesità è la chetosi, cioè il meccanismo che ne è alla base. Quando l’organismo non ha a disposizione carboidrati per produrre l’energia di cui ha bisogno, si organizza per utilizzare i grassi, aggredendo le riserve presenti nel corpo. Questa, quindi, è la chetosi: un processo fisiologico che porta a bruciare i grassi. Viene invece completamente preservata la massa magra, che quindi acquista maggiore rilevanza (in percentuale) rispetto a quella grasso, dando vita alla cosiddetta ricomposizione corporea (che porta ulteriori effetti positivi).

Il terzo (ma non meno importante) beneficio dell’alimentazione keto è la stabilizzazione di alcuni parametri legati al lavoro del cuore e del metabolismo. Ad esempio, la chetogenica permette di tenere sotto controllo glicemia e insulina, così come i livelli ormonali (in particolare nelle donne).

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