Esiste una strategia per non riprendere i chili persi dopo essere stati a dieta? Cosa bisogna fare per non vedere la bilancia che torna a salire? La cosa migliore è scegliere con cura il regime alimentare a cui affidarsi per perdere peso. Diete troppo restrittive, infatti, portano spesso risultati deludenti. Più efficaci, invece, sono i regimi alimentari che impongono un cambio di mentalità e spezzano i meccanismi di dipendenza dal cibo.

Perdere peso non è facile, ma spesso la vera sfida arriva alla fine della dieta, quando si è chiamati a mantenere i risultati raggiunti, per non recuperare i chili smaltiti, magari addirittura con gli interessi. La fase di mantenimento, quindi, è forse più importante di quella di dimagrimento. È così che una volta conquistato l’obiettivo tanto agognato ci si ritrova a chiedersi: “ora come faccio ad evitare di riprendere peso?”. Per fortuna, questa domanda ha una risposta. L’ideale, però, sarebbe porsela all’inizio del percorso dimagrante e non al termine. Perché il vero discrimine tra chi riesce a non riprendere peso e chi invece capitola sta proprio nella dieta che si sceglie di fare.

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Diete restrittive di breve periodo e regimi alimentari di lungo periodo

La maggior parte delle persone, infatti, ha fretta di buttare via i chili di troppo e per riuscirci è disposta a sacrificarsi con diete molto restrittive. Si tratta di piani alimentari incentrati sul taglio delle calorie, che sforbiciano in maniera drastica l’introito giornaliero di cibo. In questo tipo di approccio, tutta l’attenzione e gli sforzi vengono concentrati su quante calorie si mangiano più che sulla costruzione di un nuovo modo di mangiare. Gli esiti, però, sono spesso poco incoraggianti. In molti casi, lo forzo richiesto è tale da risultare insostenibile e porta all’abbandono del tentativo dopo poche settimane, se non giorni. Chi riesce invece a tenere duro, si ritrova inizialmente appagato da risultati effettivamente molto significativi e veloci. Bisognerebbe però interrogarsi di più sulla qualità di questi risultati. E soprattutto sulla loro durata nel tempo. Quasi sempre, infatti, nel giro di poco tempo dalla fine della dieta, la bilancia torna a mostrare il peso di partenza, se non uno più alto. Come è possibile? Le ragioni sono molteplici, sia fisiche che mentali. In linea generale, però, si può affermare che il corpo, costretto a subire un lungo tempo una situazione di carestia, nel momento in cui torna ad avere sufficiente quantità di nutrimento, reagisce creando dei depositi, delle scorte, per essere pronto a fronteggiare nuove ristrettezze. In sostanza, metabolismo e mente vanno in crisi.

Il fenomeno è stato ben osservato già diversi decenni fa, con un esperimento ideato Ancel Keys, biologo e fisiologo statunitense. Lo studioso reclutò un gruppo di uomini a cui fece osservare, per sei mesi, una dieta estremamente restrittiva (metà del loro fabbisogno quotidiano) abbinata a esercizio fisico intenso, a cui poi seguirono altri sei mesi di regime alimentare libero. Risultato? Nel primo semestre, ciascun partecipante all’esperimento perso circa il 25% del proprio peso; nel secondo semestre, i chili furono tutti recuperati e ognuno chiuse con un +10% sulla bilancia.

Questo non accade se si opta, fin da subito, per una dieta che non affama ma muta radicalmente le abitudini alimentari dannose. Cioè proprio quello che avviene con la dieta chetogenica, che abbandona il concetto di caloria, focalizzandosi su un vero e proprio processo di rieducazione alimentare, che potenzialmente può essere protratto per tutta la vita.

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Liberarsi dei cibi che danno dipendenza

Una delle ragioni del successo e della sostenibilità sul lungo periodo dell’alimentazione chetogenica risiede nella sua capacità di liberare chi la segue da forme di dipendenza alimentare, che sono spesso la causa dell’aumento di peso o dell’incapacità a perderlo. Si tratta, in particolare, della dipendenza da tutti gli alimenti ricchi di carboidrati, che spesso sono considerati ammessi, anche se con moderazione, nelle diete restrittive. Ebbene sì, i carboidrati (e specialmente gli zuccheri) danno dipendenza, perché innescano dei meccanismi fisiologici, legati al ruolo dell’insulina, che stimolano la fame (anche sotto forma di vero e proprio disturbo, come la fame notturna o la fame nervosa). Azzerare o quasi i carboidrati ingeriti, quindi, da una parte costringe il corpo a bruciare i grassi per ottenere energia, favorendo il dimagrimento, dall’altra parte riduce l’appetito e rende qualsiasi dieta più gestibile. Far sparire i carboidrati dalla propria tavola, però, non è facile. Significa abolire pasta, pane, pizza, biscotti di ogni genere ma anche la maggior parte della frutta e molte verdure. Una vera e propria rivoluzione, soprattutto se si è cresciuti con il mito della dieta mediterranea. Senza contare poi l’elevata quantità di zuccheri che sono contenuti nei cibi raffinati, a cui quasi tutti fanno ricorso, in una società in cui il tempo da dedicare alla spesa e alla cucina è sempre meno. Anche la presenza nella dieta di questi alimenti dovrebbe essere ridotta al minimo, mentre andrebbe prediletto il cosiddetto cibo vero, come la carne, il pesce o le uova. Un impegno che può apparire arduo ma che paga proprio nel lungo termine, migliorando salute e benessere.

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