Dimagrire mangiando grassi? Incredibile ma vero, con la dieta chetogenica

Bruciare i grassi mangiando grassi. È questo il principio che sta alla base della dieta chetogenica e che smentisce la diffusa idea che una dieta, per funzionare, debba essere praticamente priva di grassi. Quindi dimagrire mangiando grassi è possibile e la ragione sta in un processo fisiologico che si attiva nel corpo umano, chiamato chetosi. 

Di solito, quando ci si mette a dieta, soprattutto se si procede con soluzioni “fai da te” (sempre sconsigliabili), il primo obiettivo che si persegue è la drastica riduzione dei grassi. L’idea comune, infatti, è che per dimagrire, cioè per perdere grassi, bisogna evitare di mangiare cibi che ne contengano. La chetogenica, invece, è un regime alimentare che si basa su un principio diametralmente opposto: per bruciare grassi bisogna mangiare grassi. Detto in altre parole: i grassi fanno dimagrire. Ovviamente, questa affermazione non va presa come valore assoluto e soprattutto va contestualizzata nel quadro di un piano alimentare redatto da uno specialista in nutrizione. Non si tratta, però, di una convinzione strampalata campata in aria ma di una precisa evidenza scientifica.

Mangiare grassi per bruciare grassi: la chetosi

 La chiave di tutto è la chetosi (su cui è possibile leggere qui un approfondimento), cioè quel meccanismo fisiologico grazie al quale il corpo umano brucia i grassi per produrre l’energia che gli serve (trasformandoli in acidi grassi e poi in chetoni). La chetosi non è una condizione normale per l’organismo, perché di solito ad essere utilizzati per avere energia sono gli zuccheri. Quando però questi ultimi scarseggiano, il corpo è costretto ad aggredire le riserve di grasso. La dieta chetogenica si pone come obiettivo proprio la creazione di questa situazione di scarsità di zuccheri. In che modo? Minimizzando il consumo di carboidrati, che ne sono la fonte principale nell’alimentazione. In keto diet, infatti, sono consentiti solo 20 grammi di carboidrati netti al giorno (ecco perché è annoverabile tra le diete low carb). Questo drastico abbassamento degli zuccheri disponibili spinge l’organismo ad entrare in chetosi nel giro di poco tempo, ed è così che le riserve di grasso vengono attaccate. Per questo motivo, una dieta chetogenica ben fatta non porta solo a una riduzione del peso ma a una vera e propria ricomposizione corporea, con una diminuzione della percentuale di massa grassa e un aumento di quella di massa magra. Oltre alla chetosi, però, ci sono anche almeno altre due motivazioni che rendono i grassi degli ottimi alleati di chi sta a dieta. La prima ha a che fare con il loro sapore: nella maggior parte dei casi, i cibi che contengono grassi sono gustosi, hanno sapore e ne danno agli altri alimenti. In secondo luogo, i grassi saziano, quindi aiutano a contrastare il senso di fame.

Dimagrire con i grassi: sì, ma quali?

A questo punto, è lecito chiedersi quali siano i grassi che realizzando questo effetto “dimagrante”. La risposta è semplice: in chetogenica tutti i grassi sono consentiti, compresi quelli che normalmente godono di una brutta (e ingiustificata) fama, come il burro. Alcuni, come l’olio di oliva e quello di cocco si prestano molto bene per la cottura dei cibi o per il loro condimento. Al contrario, bisognerebbe invece evitare l’utilizzo di grassi di semi raffinati e margarine. C’è poi una lunga lista di alimenti ad alto contenuto di grassi, che d solito le diete bandiscono e che invece la chetogenica permette di consumare: uova, formaggi, carne di maiale, eccetera. Insomma, la dieta chetogenica non manca certo di piacere.

La chetogenica a tavola: alimenti consentiti e vietati


Ketoflu in 3 domande: tutto quello che c’è da sapere sull’influenza chetogenica

La ketoflu, o influenza chetogenica, è un insieme di sintomi associato all’inizio della ketodiet e del processo di chetosi. Si tratta di disturbi fastidiosi ma non preoccupanti, che possono essere annoverati tra gli effetti collaterali di un’alimentazione chetogenica. Nulla di grave, ma che si può contrastare con qualche semplice rimedio. 

Per la maggior parte delle persone, scegliere di iniziare un’alimentazione chetogenica significa affrontare una trasformazione davvero radicale nel proprio modo di mangiare. Culturalmente, infatti, viviamo immersi in un contesto che dà grande peso ai carboidrati. Basta pensare a quanta pasta e quanto pane finiscono quotidianamente sulle tavole di milioni di italiani. La ketodiet, invece, essendo una dieta rigorosamente low carb, richiede il drastico abbassamento di questo consumo, addirittura fino ad un massimo di 20 grammi di carboidrati netti assunti in un giorno. Questo passaggio impone al corpo un cambiamento nella scelta della fonte di energia utilizzata: non più gli zuccheri ma i grassi (chetosi). Un cambio che, però, richiede anche adattamento e può non essere completamente asintomatico.

I vantaggi di una dieta low carb

Cos’è la ketoflu?

Il termine ketoflu, traducibile in italiano come influenza chetogenica, indica proprio quell’insieme di disturbi che il fisico avverte quando entra in chetosi. I principali sintomi di questo malessere sono:

  • stanchezza generalizzata;
  • stitichezza (alternata a episodi di diarrea);
  • crampi muscolari;
  • mal di testa;
  • mal di ossa.

Gli effetti collaterali della dieta chetogenica

L’influenza da chetosi è pericolosa?

Ovviamente, quelli elencati non sono sintomi piacevoli. Allo stesso tempo, però, è bene specificare che la ketoflu non è affatto pericolosa. Tra l’altro, tali disturbi si manifestano solamente in una persona su tre e generalmente si tratta di donne o uomini fuori forma fisica o metabolica, molto sedentari, in condizione di sovrappeso o di obesità, o che hanno alle spalle un trascorso di diete ipocaloriche. Inoltre, questi fastidi non si verificano mai tutti insieme e sono comunque destinati a sparire nell’arco di 4 o 5 giorni. Il tema dell’influenza chetogenica, quindi, non deve destare preoccupazione in chi decide di intraprendere questo percorso alimentare e non costituisce un ostacolo. 

Come combattere l’influenza chetogenica?

Pur non essendo gravi, i sintomi della ketoflu non sono piacevoli. Quindi, è lecito chiedersi se sia possibile fare qualcosa per evitare che si manifestino. Purtroppo no, almeno in termini di prevenzione. Infatti, non si può sapere in anticipo se l’organismo reagirà con fastidio alla chetosi e con quale intensità. Ci sono, però, degli accorgimenti che possono ridurre l’impatto. In primo luogo, durante i primi giorni di ketodiet è consigliabile stare a riposo ed evitare di fare sport. Per contrastare gli abbassamenti di pressione, poi, si può abbondare un po’ con il sale da cucina (ma non se si è ipertesi o cardiopatici) oppure preparandosi del buon brodo di carne (che reintegra i liquidi persi con l’eccesso di diuresi, tipico della chetosi). Allo stesso scopo, risulta utile bere molta acqua. Contro i crampi, invece, si rivela molto efficace l’avocado, ricco di magnesio. In generale, però, la regola d’oro è sempre una: non intraprendere mai una dieta chetogenica da soli ma sempre con la consulenza di un nutrizionista. 

Cos’è la dietoterapia


Cos’è e come funziona la dietoterapia: quando l’alimentazione diventa cura

La dietoterapia indica quella pratica che identifica nella corretta alimentazione uno strumento da affiancare alla medicina per prevenire e curare diverse patologie. Un concetto poco conosciuto ma molto praticato nella realtà, perché effettivamente la dieta svolge un ruolo fondamentale per il benessere dell’organismo. Ma qual è la corretta definizione di dietoterapia? Su quali patologie è efficace? Chi può correttamente impostarla?

Seguire una corretta alimentazione aiuta a mantenersi in salute. Può sembrare un’affermazione ovvia, ma non è lo è. Troppo spesso, infatti, ci si dimentica dell’importanza di mangiare in modo salutare per mantenere sano il proprio organismo e ci si ricorda di questo connubio solo quando si iniziano ad accusare i primi problemi, come il colesterolo alto o l’ipertensione. È bene tenerlo sempre a mente: la dieta non è solo lo strumento attraverso cui attuare un miglioramento estetico ma anche e soprattutto una terapia.

Cosa si intende per dietoterapia?

Nasce da queste considerazioni il concetto di dietoterapia, cioè di corretta alimentazione utilizzata per prevenire o curare determinate malattie. Questo non significa che l’alimentazione pretende di sostituirsi alla medicina ma semplicemente si fa carico del compito di affiancarla. Ad esempio, si assumono i farmaci prescritti dal proprio medico ma si provvede anche a mangiare in modo adeguato. La sinergia tra questi due elementi rafforza le potenzialità terapeutiche. Ovviamente, il primo elemento qualificante di una dietoterapia è la sua personalizzazione. Non può esserci dieta “curativa” se non è calibrata sulla specifica situazione del paziente, e quindi costruita a partire dall’analisi della sua situazione. 

Chi si occupa di dietoterapia?

Questo rende fondamentale che a redigere il piano alimentare di una dietoterapia sia un professionista qualificato, come un dietologo o un biologo nutrizionista, evitando di percorrere soluzioni “fai da te” o di farsi tentare da formule spacciate come miracolose. Solo uno specialista, infatti, può seguire in modo completo e competente il paziente. Inizialmente, il professionista partirà dall’anamnesi alimentare e dall’indicazione degli esami e degli approfondimenti da svolgere (eseguendone direttamente alcuni). Una volta raccolte tutte le informazioni utili, potrà provvedere alla stesura della dietoterapia, fissando anche le periodiche visite di controllo. Il piano terrà conto di eventuali allergie e intolleranze così come dei gusti del paziente.

Come funziona la visita con un nutrizionista?

A cosa può servire la dietoterapia?

Le patologie che trovano nell’alimentazione un valido alleato sono molteplici. Anzi, non è errato affermare che la dietoterapia dovrebbe essere presente in qualsiasi protocollo di cura, perché ciò che si mangia (o non si mangia) non è mai indifferente per la salute. Tra le malattie che possono essere affrontate anche con la dieta, va senza dubbio menzionata l’obesità. In questo caso, infatti, la stessa natura della patologia richiede, come primo obiettivo, la perdita di peso. L’elenco, però, è molto più lungo e vi rientrano, tra le altre:

Challenge Camp: un trattamento innovativo contro l’obesità


Dieta chetogenica in menopausa? Un’ottima idea

Anche le donne over 50 entrate in menopausa possono trovare una valida alleata nella dieta chetogenica, che gli consente di tenere sotto controllo il peso e soprattutto la massa grassa, stabilizzando i livelli ormonali. Effetti benefici importanti, che consentono di migliorare la qualità della vita. Vediamo perché. 

L’ingresso nella menopausa, pur essendo un avvenimento assolutamente fisiologico, può rappresentare un passaggio critico nella vita di ogni donna, perché portatore di cambiamenti e disturbi. Infatti, in questa fase, che si verifica solitamente dopo i 50 anni, le mestruazioni si interrompono definitivamente (dopo aver rallentato il loro ritmo per un certo periodo di tempo, definito peri-menopausa). Questo avviene perché il corpo femminile smette di produrre gli ormoni della riproduzione, cioè gli estrogeni. Si tratta di un cambiamento molto importante che in molte donne non dà luogo a conseguenze particolari mentre in altre può provocare importanti effetti fisici, che devono essere gestititi con estrema attenzione. In questo caso, l’alimentazione è chiamata a giocare un ruolo chiave.

Gli effetti della menopausa sul corpo e sulla salute delle donne over 50

Ma cosa succede esattamente ad una donna in menopausa? Quali modifiche può conoscere il suo corpo e a quali rischi può andare incontro la sua salute? Ovviamente, come già sottolineato, non tutti i fisici femminili reagiscono alla menopausa allo stesso modo. Ci sono, però, dei problemi piuttosto ricorrenti:

  • aumento del peso corporeo (anche conseguente all’aumento del senso di fame);
  • aumento della massa grassa (soprattutto il grasso viscerale, localizzato sull’addome);
  • insorgenza dell’insulino resistenza (che poi può sfociare nel diabete di tipo 2);
  • maggiore esposizione alle malattie cardiovascolari.

A questi effetti si possono accompagnare poi tutta una serie di sintomi tipici, come gli sbalzi di umore, le vampate di calore, l’ansia, la depressione, la difficoltà di concentrazione, la sudorazione improvvisa. 

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I benefici della dieta chetogenica per le donne in menopausa

Per molto tempo, la risposta medica prevalente all’insorgere degli effetti negativi della menopausa è stata la terapia ormonale sostitutiva, che rende più facile e gestibile il cambiamento dei livelli di ormoni. Attualmente, però, si cerca di far ricorso a questo tipo di intervento solo nelle ipotesi di menopause con conseguenze molto marcate. Altrimenti, si cerca di intervenire in modo mirato e meno invasivo sui singoli effetti collaterali. In quest’ottica, proprio l’alimentazione rappresenta un ottimo strumento terapeutico. Seguire una dieta corretta e specifica, infatti, può aiutare le donne over 50 a soffrire meno la menopausa. In particolare, la dieta chetogenica si rivela una valida alleata. La keto diet, infatti, è in grado di dare il suo contributo positivo su tutte le principali conseguenze della menopausa. Non a caso, è una dieta molto indicata anche per altre patologie (femminili e non) legate a squilibri ormonali, come amenorrea, ovaio policistico e diabete.

Il primo effetto positivo della chetogenica è legato alla sua capacità di favorire la perdita di peso e la ricomposizione corporea, aggredendo le riserve di grasso grazie al meccanismo della chetosi ma anche alla diminuzione del senso di fame (reso più controllabile). L’altro beneficio fondamentale è il contrasto all’innalzamento dei livelli di glucosio, che comporta una stabilizzazione della produzione di insulina. Infine, consumare molti grassi “buoni” incide positivamente anche sull’equilibrio ormonale. 

Per tutte queste ragioni, la dieta chetogenica è fortemente consigliata alle donne over 50 in peri-menopausa o menopausa. L’importante, però, è rivolgersi ad un nutrizionista specializzato ed evitare il “fai da te”. 

Leggi di più sulla Dieta Chetogenica


Dieta per diabetici di tipo 2, la chetogenica è una valida alleata

Una dieta corretta aiuta i diabetici a tenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue (glicemia). Attraverso la dietoterapia, quindi, si può trattare il diabete, evitando i farmaci. Ma qual è il regime alimentare migliore? Quali sono i cibi consigliati e quelli vietati per i diabetici? Una risposta la si può trovare nella dieta chetogenica e nell’alimentazione low carb.

Il diabete è una delle malattie più diffuse al mondo, caratterizzata da una iperglicemia cronica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne soffrono quasi 350 milioni di persone, circa 4,5 milioni solo in Italia. A seconda delle cause che lo scatenano, il diabete può assumere varie forme, molto diverse tra loro:

  • Diabete mellito di tipo 1, è una patologia autoimmune ed è detto anche insulino-dipendente, in quanto provocato dalla mancanza o dalla grave insufficienza di questo ormone nel sangue, dovuta al blocco dell’operatività delle cellule pancreatiche che lo producono da parte del sistema immunitario;
  • Diabete mellito di tipo 2, detto anche non insulino-dipendente, in quanto causato da una ridotta quantità di insulina o dall’errato utilizzo del glucosio da parte delle cellule (insulino-resistenza);
  • Diabete gestazionale, legato alla gravidanza;
  • Diabete monogenico, molto simile al Tipo 2 e così chiamato perché indotto da un singolo difetto genetico;
  • Diabete secondario, che insorge come conseguenza di altre patologie che colpiscono il pancreas.

Questo approfondimento si occupa del diabete di tipo 2, che è il più diffuso (90% dei casi totali di diabete) ma anche quello più strettamente legato all’alimentazione e allo stile di vita. Seguire una dieta corretta, sotto la guida di un medico, è fondamentale per tutti coloro che soffrono di questa patologia e può consentigli di evitare l’assunzione di farmaci. Non a caso, si parla di dietoterapia per diabetici. 

Leggi anche: Dieta e insulino resistenza

Che dieta deve seguire un diabetico di tipo 2? I principi generali

Ma quale dieta deve seguire chi soffre di diabete di tipo 2? Quando ci si confronta con malattie serie e l’alimentazione diventa una vera e propria terapia, non si può e non si deve improvvisare, perché c’è in gioco la salute. È fondamentale rivolgersi a un nutrizionista che sappia impostare una dieta equilibrata e davvero capace di contrastare l’eccesso di glicemia e quindi il diabete. In questa sede, quindi, non si vuole divulgare nessuno specifico esempio di dieta per diabetici, né predisporre piani alimentari. Quello che è giusto e possibile fare, con un approccio divulgativo, è fissare i principi generali a cui un diabetico dovrebbe attenersi per mangiare in modo sano. 

In quest’ottica, la prima cosa da fare è capire se si ha bisogno di dimagrire o meno, dato che obesità e sovrappeso aggravano o addirittura scatenano il diabete. Nel caso in cui si debba perdere qualche chilo, sarà necessario seguire una dieta ipocalorica. In caso contrario, se si è già nel proprio peso forma, non è necessario imporsi restrizioni caloriche ma solo stare attenti ad assumere gli alimenti giusti. L’importante è avere ben chiaro l’obiettivo: ridurre il carico di glucosio nel sangue.

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Gli alimenti consigliati

Di seguito, un breve elenco non esaustivo dei cibi consigliati a chi soffre di diabete mellito di tipo 2:

  • Verdure verdi o bianche;
  • Legumi (con moderazione)
  • Carne (soprattutto bianca)
  • Pesce (soprattutto azzurro)
  • Uova
  • Formaggi e latticini (con moderazione)
  • Olio di oliva o di semi
  • Poca frutta a basso contenuto di zuccheri (es: frutti di bosco scuri)

I cibi da evitare

Di seguito, invece, una lista dei cibi vietati per i diabetici, che è meglio non consumare:

  • Pane e pasta raffinati;
  • Biscotti e dolci di vario genere;
  • Merendine e cibi confezionati;
  • Frutta con alto contenuto di zuccheri (cachi, anguria, fichi, uva, ecc)
  • Bevande ricche di zuccheri
  • Bevande alcoliche

Dieta chetogenica contro il diabete, una soluzione che funziona

Le liste di alimenti appena stilate rendono evidente una cosa: la dieta chetogenica ha tutte le carte in regola per essere considerata una dieta adatta ai diabetici, proprio in un’ottica di dietoterapia. Lo confermano anche diversi studi scientifici. Questo grazie alla combinazione di due elementi: la bassa quota di carboidrati e l’alta quota di grassi. Mangiare low carb, infatti, è una pratica che serve a contrastare l’aumento del glucosio nel sangue (elemento tipico del diabete). Allo stesso tempo, mangiare una buona quantità di grassi innesca il processo di chetosi, che porta l’organismo a bruciare le riserve di lipidi come fonte di energia (al posto degli zuccheri) e quindi fa perdere peso e favorisce la ricomposizione corporea. L’importante, come al solito, è che la keto diet sia impostata e seguita da un medico specialista. 

I benefici di una dieta low carb


Dieta e insulino resistenza, qualche consiglio utile

L’insulino resistenza è una patologia che si può contrastare con una corretta alimentazione e seguendo i principi della dieta chetogenica: pochi carboidrati e molti grassi. La keto diet, infatti, permette di mantenere bassi i livelli di glicemia e conseguentemente non stimola la produzione di insulina. In questo articolo, un breve approfondimento sull’insulino resistenza e i consigli su cosa mangiare e cosa evitare se si soffre di questo disturbo. 

Quando si parla di corretta alimentazione e di perdita di peso, si deve necessariamente tenere in considerazione il ruolo centrale svolto dall’insulina, l’ormone responsabile del trasporto del glucosio nel corpo e che regola il quantitativo di zuccheri presente nel sangue. Infatti, dietro i meccanismi che portano ad un consumo eccesivo di cibi raffinati e quindi ad una dipendenza da zuccheri c’è proprio un surplus di produzione di insulina da parte del pancreas. Inoltre, l’insulina può rivelarsi responsabile dell’insorgere di patologie anche serie, come il diabete. Quando si inizia un nuovo regime alimentare, quindi, bisogna prestare particolare attenzione ai livelli di questo ormone e alla loro variazione nel tempo. Sia perché l’insulina potrebbe vanificare gli sforzi, sia perché migliorare la propria dieta può aiutare nella gestione della stessa. È il caso, ad esempio, di chi soffre di insulino resistenza. 

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Cos’è l’insulino resistenza?

L’insulino resistenza può essere descritta come quella condizione in cui le cellule del corpo sono meno sensibili all’azione dell’insulina. Questa situazione comporta la diminuzione della quantità di glucosio (e quindi di energia) che penetra nelle cellule e un aumento della glicemia, a cui il pancreas risponde producendo ancor più insulina e dando vita ad un pericoloso circolo vizioso, che può portare anche allo sviluppo del diabete di tipo 2. Quali siano le cause di questo processo patologico non è ancora del tutto chiaro. Di sicuro, però, si tratta di un disturbo multifattoriale, in cui giocano un ruolo importante l’obesità e la presenza nel corpo di abbondante tessuto adiposo. Molto influenti, però, sono anche i fattori genetici e quelli etnici. I sintomi più frequenti che consentono di riconoscerla sono:

  • sonnolenza;
  • frequente senso di fame;
  • difficoltà di concentrazione;
  • pressione alta. 

L’importanza della dieta per chi soffre di insulino resistenza: cosa deve mangiare

In chi soffre di insulino resistenza, quindi, è fondamentale riuscire a tenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue (glicemia). Un risultato che può essere raggiunto anche con il supporto di una dieta adeguata, stilata da un nutrizionista professionista, unita a una moderata attività fisica. La regola generale intorno a cui costruire il piano alimentare è semplice: prediligere cibi a basso indice glicemico. Inoltre, è bene assicurarsi un buon apporto di grassi saturi e di proteine, mentre vanno consumati pochi carboidrati, prediligendo magari quelli proveniente da cereali integrali.

Gli alimenti consigliati

Di seguito, un breve elenco non esaustivo dei cibi consigliati a chi soffre di insulino resistenza:

  • Verdure verde o bianca;
  • Carne e pesce (soprattutto azzurro)
  • Uova
  • Formaggi e latticini (con moderazione)
  • Poca frutta a basso contenuto di zuccheri (es: frutti di bosco scuri).

I cibi da evitare

Ancora più importante, però, è la lista (sempre non esaustiva) dei cibi vietati, che è meglio non consumare:

  • Pane e pasta raffinati;
  • Biscotti e dolci di vario genere;
  • Merendine e cibi confezionati;
  • Frutta con alto contenuto di zuccheri (cachi, anguria, fichi, uva, ecc)

Rinunciare ai carboidrati fa bene

Alimentazione chetogenica e insulino resistenza: una buona idea

Alla luce di quanto detto finora, appare evidente come uno dei regimi alimentari che meglio si presta ad essere adottato da chi soffre di insulino resistenza è la dieta chetogenica, grazie al suo approccio low carb e all’alta percentuale di grassi che richiede di consumare. La keto diet, infatti, riducendo al minimo i carboidrati assunti durante la giornata (20 grammi al netto delle fibre) contrasta l’innalzamento dei livelli di glucosio e quindi non incentiva la produzione di insulina da parte del pancreas. Allo stesso tempo, grazie all’assunzione di grassi, innesca il processo di chetosi, che permette alle cellule di “bruciare” i lipidi per ottenere energia. La conseguente perdita di massa grassa apporta ulteriori benefici a chi soffre di resistenza insulinica. 

La dieta chetogenica aiuta anche contro il colesterolo


Fibromialgia e alimentazione, anche la dieta può aiutare a curare il dolore

La corretta alimentazione gioca un ruolo chiave nella lotta alla fibromialgia, una malattia invalidante che provoca dolore cronico e che è difficile da trattare perché non se ne conoscono le cause. In particolare, la dieta chetogenica sembra avere effetti molto positivi nell’alleviare le sofferenze dei malati di sindrome fibromialgica, perché l’approccio low carb stabilizza i livelli di insulina. 

Seguire una corretta alimentazione è un fattore determinante per trattare e tenere sotto controllo numerose patologie. Ovviamente, non basta solo mangiare bene per affrontare malattie sistemiche, però sicuramente seguire un regime alimentare adeguato è di grande aiuto. Questo principio è valido anche e soprattutto per la dieta chetogenica, che innesca nel corpo dei cambiamenti in grado di incidere su processi fisiologici importanti. Di esempi di patologie che beneficiano di un’alimentazione low carb come la keto diet se ne possono fare molti: ipercolesterolemia, ovaio policistico, amenorrea, endometriosi, malattie cardiovascolari, reflusso gastroesofageo, ipertiroidismo. All’elenco, va aggiunta anche la fibromialgia, a cui è dedicato questo approfondimento. 

Cos’è la fibromialgia: definizione, cause, sintomi e cure

Prima di affrontare il tema del collegamento tra fibromialgia e alimentazione, è bene dare una sintetica definizione di questa malattia e una rapida panoramica dei suoi sintomi. Purtroppo, la fibromialgia è una patologia piuttosto misteriosa, nel senso che non è ancora chiaro quali ne siano le cause. I pazienti che ne sono affetti, che per il 90% sono donne, avvertono forti e diffusi dolori ai muscoli, ai legamenti e ai tendini, uniti a stanchezza, episodi di confusione mentale e problemi gastrointestinali. Inoltre, vista la sua intensità, questa patologia può provocare profondi stati depressivi. La sindrome fibromialgica può insorgere improvvisamente, a seguito di un trauma, di un’infezione o di un forte stress, oppure manifestarsi progressivamente. In tutti i casi, però, si caratterizza per essere una patologia cronica, spesso invalidante e difficile da trattare, proprio perché non si conoscono bene i meccanismi che ne sono alla base. Questo significa che, allo stato attuale delle conoscenze della medicina, non esiste una cura risolutiva per la fibromialgia, ma possono essere attuati dei trattamenti utili ad alleviarne i sintomi e a migliorare la qualità della vita di chi ne è affetto. In genere, si tratta di terapie ad approccio multifunzionale, che mettono insieme l’assunzione di farmaci con l’impostazione di un corretto stile di vita, investendo aspetti essenziali come l’alimentazione, il riposo e l’attività fisica. 

Combattere la fibromialgia con un’alimentazione adeguata

Per quanto riguarda la dieta da seguire per contrastare la fibromialgia, al di là del protocollo che si predilige, ci sono alcuni accorgimenti nutrizionali ormai consolidati. Ad esempio, l’assunzione di zuccheri deve essere limitata il più possibile, soprattutto se raffinati. È fondamentale, invece, garantirsi una buona assunzione proteica, affidandosi alla carne, ma anche alle uova, al pesce e, con moderazione, ai latticini. Sono bene accetti, poi, i cibi che garantiscono un cospicuo apporto di vitamine e minerali, come frutta (ma senza esagerare) e verdura di stagione, o che hanno un naturale effetto antiossidante o antinfiammatorio. Infine, sono sconsigliati alimenti come caffè e tè (da consumare con moderazione) o i superalcolici. 

Dieta chetogenica e fibromialgia

Per le sue caratteristiche fondamentali, la keto diet è uno dei regimi alimentari che meglio si presta ad essere consigliato ai pazienti affetti da fibromialgia. Non a caso, si tratta di una dieta con potenzialità antinfiammatorie. La regione è da rintracciare nel bassissimo livello di carboidrati e di zuccheri che vengono assunti in chetogenica, che sono i principali responsabili dei processi infiammatori. C’è un’altra ragione, però, che rende la keto diet utile nel contrasto alla fibromialgia, ed è collegata al ruolo dell’insulina. A livello scientifico, infatti, è stata notata un’alta correlazione tra fibromialgia e insulino-resistenza. Questo significa che una dita con pochi carboidrati e zuccheri, come la chetogenica, che è in grado di stabilizzare il livello di insulina, può avere effetti benefici sui malati di fibromialgia, alleviandone le sofferenze.

Leggi anche: Dieta chetogenica e insulino resistenza


Dipendenza da zucchero: cos’è, come si riconosce e come liberarsene

La dipendenza da zuccheri è un problema da non sottovalutare, perché può dar luogo a patologie gravi come il diabete. Riconoscerne gli effetti e capire i segnali dell’astinenza da zuccheri è fondamentale per agire in modo corretto, con protocolli di trattamento innovativi.

L’essere umano può soffrire di diverse forme di dipendenza. Da quelle più note e pericolose, come la tossicodipendenza o l’alcolismo, a quelle più nascoste e meno studiate. Il meccanismo di funzionamento che c’è alla base molto spesso è simile, ma gli effetti sono ovviamente molto diversi. Attenzione, però, a non sottovalutare le dipendenze che sembrano “innocue”, come la dipendenza da zuccheri e cibi raffinati, perché in realtà possono essere comunque molto pericolose per la salute. Anzi, il tema della dipendenza è ormai centrale nel mondo della nutrizione e necessita di approcci specifici, come quelli promossi dal programma Keto Camp, per il trattamento dell’obesità. È fondamentale imparare a riconoscere i segnali della dipendenza e attivare le adeguate contromisure.

Cos’è la dipendenza dagli zuccheri e quali conseguenze può avere

La dipendenza da zuccheri è il bisogno sempre acceso di consumare bevande e cibi zuccherati. Rientrano in questa categoria non solo i dolci ma anche il cosiddetto cibo spazzatura, cioè alimenti raffinati, lavorati, con zuccheri semplici aggiunti, sale e grassi dannosi, venduti ovunque e a prezzi più che accessibili. La prima causa della dipendenza da zucchero, quindi, è proprio un’alimentazione sbagliata, povera di fibre e di proteine sia animali che vegetali, composta quindi principalmente da carboidrati e dolci. E gli effetti di medio e lungo termine di queste cattive abitudini a tavola non sono certo da ignorare, perché possono sfociare in patologie molto serie, come diabete, obesità, malattie cardiovascolari e neurodegenerative (ad esempio, l’Alzheimer), depressione, tumori e altre.

Dieta chetogenica e cuore

Perché siamo così dipendenti dallo zucchero?

Ma perché la dipendenza da zucchero è così difficile da interrompere? Su quale meccanismo fisiologico si fonda? Vediamolo subito. Quando ingeriamo alimenti che contengono zuccheri raffinati le nostre papille gustative, presenti sulla lingua, si attivano inviando segnali al cervello che, a sua volta, va ad attivare i meccanismi di ricompensa, cioè produzione di ormoni come la dopamina associati a sensazioni di benessere (stesso meccanismo messo in atto nella dipendenza da droghe). Perciò quando mangiamo frequentemente elevate quantità di cibi dolci, i recettori della dopamina, attivati troppo spesso, cominciano a non funzionare più correttamente, dando, di conseguenza, dipendenza, perdita di controllo e assuefazione, proprio perché il cervello ne trae piacere e ne aumenta la richiesta. C’è poi anche un altro ormone che in questo caso gioca un ruolo fondamentale: l’insulina, il regolatore della quantità di zuccheri nel sangue. Quando le concentrazioni di glucosio provenienti dall’alimentazione sono in eccesso si verificano i “picchi glicemici” con stimolazione del pancreas a produrre insulina. Questa fa sì che il glucosio possa essere utilizzato dalle cellule del nostro corpo come fonte di energia ma a seguito di questi eventi l’insulina pancreatica sarà davvero abbondante. Questo porterà ad uno stato di ipoglicemia, cioè carenza di zuccheri nel sangue in cui il nostro corpo sarà pronto a richiedere, nel giro di poco tempo, nuovi zuccheri per colmare quella carenza (craving). Se col tempo si assumono sempre più zuccheri e calorie rispetto a quelle che si spendono le cellule non riescono a smaltire tutto il glucosio accumulato e si può diventare insulino resistenti.

I falsi miti della dieta chetogenica

Come riconoscere la dipendenza da zuccheri: I sintomi dell’astinenza

Come tutte le dipendenze, anche quella da zuccheri induce uno stato di astinenza, quando per lungo tempo non si consuma la sostanza desiderata. All’astinenza dallo zucchero si accompagna una sensazione di malessere caratterizzata da sintomi precisi:

  • forti mal di testa;
  • stanchezza e spossatezza;
  • crampi muscolari;
  • gonfiore e nausea;
  • desiderio di consumare cibi ricchi di zuccheri;
  • stato di ansia e depressione.

Come superare la dipendenza da zucchero: rimedi e cure

Parlare in maniera chiara ed esplicita di dipendenza da zuccheri significa prendere coscienza del ruolo centrale che ha il cervello nella possibilità che una dieta dia buoni frutti. E questo comporta la necessità di sperimentare nuovi approcci nutrizionali. Spesso, infatti, il paziente ha chiaro l’obiettivo: consumare meno zuccheri e praticare una dieta low carb, come quella chetogenica. Il problema, però, è riuscire a raggiungerlo, superando tutte le difficoltà. Gli strumenti tradizionali che ha in mano un nutrizionista possono non essere sufficienti. Bisogna provare a percorrere nuove strade e adattare alcuni elementi dei protocolli di cura tipici del trattamento delle dipendenze anche a chi ha problemi di peso. È il principio su cui si fonda Keto Camp, un programma di dimagrimento che affronta sovrappeso e obesità come vere dipendenza. Keto Camp si regge su due pilastri: una strategia alimentare conosciuta come lazyketodiet o easyketodiet (chetogenica per pigri) e la presenza di un gruppo di condivisione all’interno del quale il paziente viene inserito.

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Perdere peso in modo sano, 5 consigli per riuscirci

Dimagrire in modo sano deve essere il primo obiettivo di chi vuole perdere peso. Un dimagrimento naturale, infatti, è garanzia di risultati a lungo termine e di benessere psicofisico. Per riuscirci, è importante affidarsi a un nutrizionista esperto e seguire pochi ma fondamentali consigli.

La maggior parte di coloro che si rivolgono a un nutrizionista ed iniziano un percorso di dieta vogliono perdere peso. Un obiettivo sicuramente sensato, perché avere addosso dei chili in eccesso, al di là delle valutazioni estetiche, può creare problemi di salute. È importante, però, che questa perdita di peso avvenga in modo sano e naturale, per poter godere di benefici a lungo termine. Ma cosa significa dimagrire in modo sano? E come ci si riesce? Ora lo vediamo.

Cosa vuol dire dimagrire in modo sano?

Iniziamo con il fissare alcuni punti chiave che rendono salutare il dimagrimento. Per prima cosa, una perdita di peso sana è quella che avviene sulla base di obiettivi realistici, soprattutto sotto il profilo del tempo impiegato. Puntare a perdere molto peso in poco tempo, infatti, significa affidarsi a diete eccessivamente drastiche, che possono anche causare carenze nutrizionali e quindi danni all’organismo. Senza contare l’altissimo rischio che i chilogrammi eliminati tornino con gli interessi non appena si interrompe il rigido piano alimentare. Decisamente meglio, invece, concedersi tempo per arrivare gradualmente al traguardo. Il percorso sarà più sostenibile, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico, e i risultati saranno duraturi. Inoltre, è bene ricordare che dimagrire in modo sano significa perdere massa grassa e non massa magra. Una dieta, se ben fatta, deve portare ad ottenere la cosiddetta ricomposizione corporea, cioè un riequilibrio del rapporto tra grasso e muscolo.

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10 consigli per perdere peso in modo sano e naturale

Dimagrire in modo sano non è difficile come potrebbe sembrare. Anzi, una dieta sana, proprio perché non eccessivamente aggressiva, è spesso più facile da accettare psicologicamente. Ovviamente, la cosa migliore è rivolgersi a un nutrizionista, che è il professionista competente per stilare un piano alimentare equilibrato e su misura. Ci sono poi alcuni buoni consigli che possono essere seguiti, ispirati ai principi della dieta chetogenica.

  1. Diminuire i carboidrati. La keto diet ne prevede solo 20 grammi in tutta la giornata (al netto delle fibre). All’inizio può essere difficile, ma ben presto si smette di sentirne il bisogno e anche la fame diventa più controllabile.
  2. Non aver paura dei grassi. Mangiare grassi aiuta a bruciare grassi, è questo il principio su cui si basa la chetogenica. 
  3. Cucinare cibo vero. La dieta fatta con pasti sostitutivi non è una buona idea. Uno dei motivi è che finisce per togliere il gusto e il piacere del cibo, che invece è fondamentale conservare. Anche a dieta si possono consumare piatti appetitosi, ci sono moltissime ricette chetogeniche davvero golose.
  4. Fare attività fisica. Non serve allenarsi pesantemente tutti i giorni, l’importante è mantenersi in attività in modo regolare.
  5. Riposare adeguatamente. Non bisognerebbe mai dimenticare che dormire bene e per un giusto quantitativo di ore (circa 7) è fondamentale per il benessere psico-fisico.

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Dieta chetogenica con pasti sostitutivi o bustine? Non è una buona idea

La dieta chetogenica con pasti sostitutivi e integratori in bustine è molto diffusa. Barrette e prodotti simili, infatti, semplificano il lavoro di chi vuole mettersi a dieta, e danno l’impressione di tenere tutto sotto controllo. Ma funzionano davvero? È meglio una chetogenica con pasti sostitutivi e bustine di una keto diet con alimenti veri?

Negli ultimi anni la dieta chetogenica ha conosciuto una crescente popolarità, come dimostrano le migliaia di pagine online che le vengono dedicate. Questa fama ha comportato da una parte la nascita di molti falsi miti senza fondamento scientifico destinati a screditarla, dall’altra il proliferare di soluzioni magiche che propongono una keto diet senza sforzi con risultati miracolosi. Il rischio di questi opposti estremismi è che si perda di vista ciò che la chetogenica è veramente, cioè un regime alimentare molto efficace e salutare, ma che deve essere impostato da un nutrizionista esperto e che bisogna seguire in modo intelligente. Pazienza e costanza sono le vere alleate di chi vuole perdere peso, modellare il proprio corpo e garantirsi un benessere duraturo. Ecco perché è consigliabile sempre scegliere approcci low carb che prevedano il consumo di cibo “vero”, piuttosto che proposte di chetogenica con pasti sostitutivi o con bustine, di cui ora parleremo meglio.

Dieta chetogenica con pasti sostitutivi

L’abitudine di affrontare una dieta sfruttando i pasti sostitutivi è piuttosto comune e non riguarda solo la keto diet. I pasti sostitutivi, infatti, risultano molto comodi, soprattutto per chi non ha dimestichezza con la cucina o ha poco tempo da dedicargli. È molto più semplice infilare in borsa una barretta proteica invece che preparare un pranzo veloce da consumare in ufficio. D’altra parte, i pasti sostitutivi facilitano (o danno l’impressione di farlo) il lavoro mentale che bisogna fare per immaginare un pasto bilanciato secondo i dettami dell’alimentazione chetogenica. Mando giù un bel budino preconfezionato e mi sento sicuro di avere assunto esattamente i nutrienti previsti dal mio piano alimentare. 

Dieta chetogenica con bustine

Discorsi analoghi valgono anche per le bustine, che in un certo senso rappresentano l’estremizzazione di questa semplificazione. Le bustine di integratori per la chetogenica, infatti, sono delle polverine da sciogliere in acqua che hanno lo scopo di fornire una miscela amminoacidica equilibrata capace di indurre e rafforzare il processo di chetosi. Questo tipo di approccio si sposa spesso con proposte come quella della dieta chetogenica dei 21 giorni, cioè con programmi dimagranti che fanno della velocità di perdita del peso il loro punto di forza. 

Alimenti vietati e concessi nella keto diet

La keto diet con cibo “vero”

Alla luce di quanto detto, è possibile provare a rispondere ad una domanda più che lecita: la dieta chetogenica fatta utilizzando pasti sostitutivi o bustine di integratori è migliore o peggiore della keto diet che non si avvale di questi supporti? Condannare in modo assoluto questi approcci è sbagliato, soprattutto quando correttamente impostati da un nutrizionista. Che possano dare risultati soddisfacenti è vero, così come è vero che possono semplificare la vita di chi sceglie con fatica di mettersi a dieta. È altrettanto innegabile, però, che pasti sostitutivi e bustine portino con sé delle controindicazioni che li rendono comunque una soluzione non ottimale.

In primo luogo, è necessario sottolineare che affidarsi a questi supporti porta generalmente a impostare una dieta chetogenica ipocalorica e iperproteica (quindi non proprio una keto diet rigorosa, che dovrebbe invece essere iperlipidica e normoproteica). Questi due elementi insieme hanno l’effetto di rallentare il metabolismo e questo rende molto concreto il rischio di recuperare i chili persi (anche con gli interessi) non appena si interrompe la dieta.

C’è poi da tenere in considerazione l’aspetto legato al gusto. Barrette e prodotti affini hanno spesso sapori molto forti, che per alcuni risultano addirittura nauseanti. Difficile immaginare di consumarle per lungo tempo senza stancarsi. O senza assuefare il proprio palato ad un’alimentazione piatta e monotona. Senza contare il fatto che sono anche prodotti piuttosto costosi.

Da un punto di vista medico e nutrizionale, però, il vero difetto della chetogenica con bustine o pasti sostitutivi è un altro: la totale rinuncia ad un approccio che favorisca una reale educazione alimentare. Ciò che fa la differenza quando si inizia una dieta è la capacità di cambiare mentalità, di scoprire un nuovo rapporto con il cibo e con la cucina. Significa imparare a fare la spesa, a scegliere le pietanze, ad assemblare gli ingredienti. Un lavoro culturale profondo che è ciò che resta per sempre, anche dopo che si è interrotto il piano alimentare. Tutto ciò viene a mancare se ci si abitua a soluzioni “sintetiche” per sostituire gli alimenti “veri”.

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