cheto 21 giorni

Dieta chetogenica dei 21 giorni, ecco come funziona e perché non è una buona idea

La dieta chetogenica promette miracolose perdite di peso in sole tre settimane senza carboidrati. Ma si tratta di un risultato effimero, che va contro la vera natura della chetogenica, cioè puntare a modificare il modo di mangiare, abbandonando per sempre cattive abitudini radicate. I veri benefici dell’approccio keto, infatti, si vedono sul lungo periodo, ben oltre il limite dei 21 giorni.

Da quando ha cominciato ad andare di moda, la dieta chetogenica è diventata sia oggetto di critiche feroci sia modello alimentare venduto come miracoloso. Ha subito, cioè, la sorte di tutte quelle diete che, nel tempo, si sono guadagnata l’attenzione dei media. Ed è così che sono cominciate a circolare proposte di dieta chetogenica capaci di garantire, a detta dei loro promotori, risultati straordinari con sforzi minimi. È questo il caso della cosiddetta dieta chetogenica dei 21 giorni, che offre la possibilità di perdere molti chilogrammi in sole tre settimane e per questa ragione sta conquistando sempre più visibilità. Ma è davvero così? E che differenze ci sono tra la chetogenica dei 21 giorni e il protocollo keto più “classico”? Vista la popolarità dell’argomento, è bene fare un po’ di chiarezza.

Anche tu vuoi dimagrire ma non riesci a stare a dieta?

Lo schema della chetogenica dei 21 giorni

A leggere bene i tanti articoli online e offline dedicati a questo regime alimentare apparentemente salvifico, ci si rende conto che, in realtà, la dieta dei 21 giorni non è altro che una classica chetogenica protratta per sole tre settimane. Non ci sono schemi, menù, indicazioni particolari. Solo i principi base dell’alimentazione fondata sulla chetosi: tanti grassi, carboidrati praticamente azzerati e consumo moderato di proteine. Dopo 21 giorni, poi, si torna ad un regime tradizionale, con la reintroduzione degli zuccheri. Nel frattempo, però, si dovrebbero essere persi diversi chilogrammi. E in effetti in molti casi è così. Peccato che il rischio di riprenderli tutti e subito, tornando a mangiare carboidrati, è più che concreto, si potrebbe dire quasi una certezza. Ed eccolo qui allora il difetto che la dieta chetogenica dei 21 giorni condivide con molti altri approcci dimagranti miracolosi: il carattere effimero dei risultati che regala, destinati a scomparire in poco tempo. Il motivo è semplice: sottoponendosi a diete spot si insegue solo l’effetto immediato e tangibile, senza lavorare su ciò che più conta, ovvero il cambiamento di mentalità, la scoperta di un modo nuovo di nutrirsi, per stare bene sia fisicamente che mentalmente.

Ecco come riattivare il metabolismo

Dieta chetogenica e pasti sostitutivi

Nel tentativo di garantire in breve tempo la perdita di peso promessa, la dieta chetogenica dei 21 giorni compie un altro grave errore: affidare la propria fortuna ai pasti sostitutivi. Gli snack e i cibi pronti keto sono ormai molto diffusi e rappresentano una concreta comodità per chi conduce una vita piena di impegni e sta spesso fuori casa. Ma come tutte le scorciatoie nascondo insidie. Nella mente di chi ne fa un uso massiccio, infatti, finiscono per assumere il ruolo di palliativi, consentendo di continuare a mangiare alimenti simili ai soliti ma primi di carboidrati (pane chetogenico, pizza, chetogenica, biscotti chetogenici, e via dicendo). In questo modo, però, non si riesce a lavorare sulle proprie cattive abitudini alimentari, ma le si asseconda, se ne rimane dipendenti. E non si produce quella rottura con il passato che è il cuore di una dieta chetogenica. Un’alimentazione cheto raggiunge il suo vero obiettivo quando la si fa con cibo vero: carne, pesce, uova su tutti.

Breve guida ai cibi che saziano

Il valore della chetogenica nel lungo periodo (ben oltre i 21 giorni)

Alla luce di quanto detto finora, appare chiaro che il valore della chetogenica sta proprio nell’essere un modello alimentare sostenibile nel lungo periodo. Il motivo che dovrebbe spingere verso la keto diet non è solo la contingente perdita di peso ma la tutela della propria salute negli anni a venire. Questo non significa che non si possa immaginare, dopo essere stati in chetogenica per molto tempo, di reintrodurre parzialmente i carboidrati (la cosiddetta dieta chetogenica ciclica) ma sempre con moderazione, sotto supervisione di un esperto e non abbandonando mai completamente gli insegnamenti low carb. Anche perché, è proprio sulla lunga distanza che affiorano meglio i benefici di un regime alimentare chetogenico e che hanno a che fare con la pluralità di patologie e disturbi, come il l’obesità, il diabete di tipo 2, l’ipercolesterolemia, l’insulino resistenza, la fibromialgia, le malattie cardiovascolari, l’amenorrea, l’endometriosi, il reflusso gastroesofageo, l’ipertiroidismo e l’ipotiroidismo, l’ovaio policistico.


fame emotiva

Fame nervosa, come riconoscerla e come combatterla

La fame nervosa non nasce da un reale bisogno di nutrirsi ma da una spinta emotiva, frutto di stress, preoccupazione, noia, stanchezza, dispiacere. Questa tipologia di fame si manifesta attraverso sintomi precisi. Riconoscere la fame emotiva è il primo passo per imparare a contrastarla, magari sposando una dieta low carb o chetogenica.

Un'improvvisa voglia di dolce che colpisce appena si rientra a casa dopo una stressante giornata di lavoro. Un'irresistibile bisogno di pizza che sale durante un pomeriggio passato pigramente a casa. Un incontrollabile desiderio di assaggiare un biscotto che si trasforma nell'impulso inarrestabile a finire tutto il pacco. C'è un filo rosso, un concetto unico, che unisce questi tre comportamenti. Si chiama fame emotiva, detta anche fame nervosa. Ed è un nemico subdolo e implacabile per chiunque voglia mantenersi in forma o addirittura mettersi a dieta. Spesso sottovalutata, la fame nervosa può infatti avere un impatto davvero significativo sullo stile di vita e sulla salute generale. Riconoscerne i sintomi ed identificarne le cause sono i primi passi necessari per adottare strategie alimentari di contrasto mirate ed efficaci.

A cosa è dovuta la fame nervosa

Partire dalla definizione di fame nervosa può essere utile per cominciare a inquadrare correttamente il problema. In linea generale, si può identificare la fame nervosa come un impulso a mangiare che nasce da stimoli emotivi. Questo rende subito chiara la differenza con la fame propriamente detta, che scaturisce invece dal fisiologico bisogno di nutrirsi. Ed infatti, a fenomeni diversi devono corrispondere atteggiamenti diversi. Nel caso della fame nutrizionale, bisogna mangiare. Nel caso della fame emotiva, bisogna evitare di farlo.

I sentimenti che possono provocare fame nervosa sono molti, ma di solito sempre negativi: ansia, stress, noia, preoccupazione. Tutti stati d'animo che è normale sperimentare. Ed è anche normale, entro certi limiti, provare a calmarli ricorrendo al cibo. Ciò che invece non può essere considerato normale è farsene dominare, fino al punto da perdere il controllo sulla propria alimentazione e sul proprio peso.

Perché non riesco a stare a dieta?

I segnali che permettono di riconoscere la fame nervosa

Ma come si riconosce la fame nervosa. Ci sono alcuni segnali piuttosto eloquenti. In primo luogo, a differenza di quella nutrizionale, la fame emotiva è improvvisa, urgente e molto intensa, tanto da risultare  travolgente. Inoltre, non è accompagnata da altri sintomi generalmente collegati alla fame, cioè la classica sensazione di buco allo stomaco o il mal di testa.

La fame emotiva, poi, non è una fame “generica”, che può essere saziata con qualsiasi alimento, ma si concretizza nel desiderio di cibi specifici. Quali? Soprattutto quelli ricchi di carboidrati (e più precisamente di zuccheri), perché hanno un effetto euforizzante (seppur di breve durata). Ecco perché il tema della fame nervosa è strettamente correlato con quello della dipendenza da zuccheri raffinati. I veri protagonisti di questa tipologia di fame, quindi, sono i cosiddetti comfort food, cioè i cibi rifugio, associati a contesti familiari e a ricordi piacevoli. Il problema è che proprio alimenti di questo tipo portano a perdere i freni inibitori e a consumare porzioni eccessive, ben oltre il punto di sazietà. La fame emotiva può anche scatenare episodi in cui ci si ritrova a mangiare in modo automatico, quasi in trance. Una conseguenza abbastanza logica, se si pensa che nella fame emotiva l'obiettivo non è soddisfare il corpo ma la mente.

Altro tratto distintivo della fame nervosa è il mix di sentimenti negativi che si scatenano dopo l'abbuffata. Non solo, infatti, non ci si sente appagati, ma si precipita in una profonda insoddisfazione, associata a sensi di colpa.

Come combattere la fame nervosa: i possibili rimedi

Affrontare la fame emotiva richiede un approccio radicale. Per questa ragione, le diete low carb (compresa la dieta chetogenica) possono giocare un ruolo cruciale in questo processo, rivoluzionando profondamente abitudini alimentari errate ma consolidate. Infatti, riducendo i carboidrati (fino quasi ad azzerarli) si vanno a spezzare alla radice quei meccanismi fisiologici che sono alla base della fame nervosa, come i picchi glicemici e l'aumento della produzione di insulina. Nona caso, uno dei principali risultati di una dieta a basso apporto di carboidrati è proprio la diminuzione della fame, favorita anche dal maggior consumo di grassi.

Leggi anche: Come contrastare la fame